Uomo in mare: quali azioni coordinare subito a bordo

Se una persona cade in mare, le prime azioni da coordinare sono tre: indicarla senza perderla di vista, aiutarla a restare a galla e mettere la barca nelle condizioni di tornare verso di lei senza investirla. Chi è al comando deve assegnare compiti chiari, valutare subito se chiedere soccorso e preparare il recupero. La sequenza concreta dipende da distanza, visibilità, meteo, tipo di barca e capacità dell’equipaggio: nessuna manovra vale se crea un secondo incidente.
Segnalare la caduta e mantenere il contatto visivo
Chi vede la caduta gridi «Uomo in mare» e indichi immediatamente la persona. Se ci sono altre persone a bordo, una deve essere incaricata di osservarla senza interruzioni, tenendo il braccio puntato nella sua direzione e comunicando al timoniere dove si trova. Tra onde, riflessi e scarsa luce, anche una persona vicina può sparire dalla vista in pochi istanti. L’osservatore non dovrebbe essere distolto per recuperare oggetti o usare il telefono.
Si lanci rapidamente un salvagente o un altro dispositivo galleggiante disponibile, cercando di farlo arrivare vicino alla persona senza colpirla. Oltre a darle un sostegno, un oggetto visibile aiuta a individuare la zona della caduta. Se l’imbarcazione dispone di una funzione per segnare la posizione dell’uomo in mare sulla strumentazione, qualcuno può attivarla senza interrompere avvistamento e governo: il punto registrato è un riferimento, non una garanzia che la persona sia ancora lì, perché vento e corrente possono spostarla.
Assegnare i compiti e manovrare senza esporre la persona all’elica
Il timoniere assuma il coordinamento: una persona osserva, un’altra prepara i mezzi di recupero, un’altra ancora può occuparsi delle comunicazioni. Se si è soli a bordo, le priorità restano mantenere il controllo dell’unità, individuare la persona e chiedere aiuto appena possibile. Gridare istruzioni contemporaneamente o cambiare incarichi senza avvisare rende più difficile capire chi sta facendo cosa.
Occorre rallentare e manovrare per riavvicinarsi in modo controllato, tenendo conto di vento, corrente, spazio disponibile e risposta della barca. Non esiste una virata adatta a tutte le unità e a tutte le condizioni: chi è al timone deve evitare accelerazioni, passaggi troppo vicini e situazioni in cui lo scafo possa urtare la persona. Nella fase di contatto e recupero, il rischio dell’elica va gestito con particolare attenzione; quando le condizioni lo consentono, il motore va messo in folle o spento prima che la persona si avvicini alla poppa o ai dispositivi di propulsione.
Non si deve mandare d’impulso un altro membro dell’equipaggio in acqua. Si rischierebbe di avere due persone da recuperare, soprattutto con mare formato, acqua fredda o barca ancora in movimento. Anche chi porge una cima o un mezzo galleggiante deve restare stabile e assicurarsi di non essere trascinato fuori bordo.
Chiedere soccorso presto, con informazioni utili
Se la persona non è più visibile, non riesce a collaborare, appare ferita, la barca non può tornare in sicurezza o il recupero presenta difficoltà, la richiesta di soccorso non va rimandata nell’attesa di risolvere tutto da soli. Un membro dell’equipaggio può effettuare la comunicazione mentre gli altri continuano l’avvistamento e la manovra. Si utilizzino i mezzi di comunicazione disponibili a bordo per contattare i soccorsi marittimi, seguendo le istruzioni ricevute.
Nel messaggio servono informazioni concrete: posizione più attendibile e ora della caduta, numero di persone coinvolte, condizioni della persona se osservabili, caratteristiche dell’unità, meteo e visibilità sul posto, oltre alle difficoltà che impediscono il recupero. Se la posizione non è certa, è meglio dichiararlo che comunicare coordinate come sicure. Bisogna poter ricevere eventuali risposte e aggiornare i soccorritori se la persona viene ritrovata o la situazione cambia.
Preparare un recupero controllato e assistere la persona a bordo
Prima dell’avvicinamento finale, preparare ciò che è già disponibile per aiutare la risalita: cima, salvagente, scaletta o altro sistema adatto alla barca. Una persona cosciente può spesso afferrare un mezzo di galleggiamento o una cima; una persona stanca, ferita o priva di sensi potrebbe non riuscire a farlo. In quest’ultimo caso il recupero è più complesso: va richiesta assistenza e non si devono improvvisare sollevamenti che mettano a rischio anche l’equipaggio.
Una volta a bordo, allontanare la persona dai pericoli immediati, verificare se risponde e se respira normalmente, proteggerla dal freddo e richiedere assistenza sanitaria se necessario. Se non respira normalmente, occorre attivare i soccorsi e iniziare le manovre di rianimazione secondo la propria formazione e le indicazioni dell’operatore. Anche quando la persona sembra essersi ripresa, difficoltà respiratorie, confusione, traumi o marcato raffreddamento richiedono una valutazione sanitaria. Nel frattempo, chi governa la barca deve mantenere l’unità in condizioni sicure: il recupero non termina finché anche il resto dell’equipaggio non è al sicuro.

