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Cime di bordo: come distinguere fibre, elasticità e impieghi previsti

Chiara Mazzacanidi Chiara Mazzacani· 15/10/2026 11:03
Cime di bordo: come distinguere fibre, elasticità e impieghi previsti

Una cima che tiene la barca ferma in banchina e una che regola la forma di una vela possono avere lo stesso diametro, ma non dovrebbero essere scelte con lo stesso criterio. La prima deve tollerare i movimenti e i carichi intermittenti; nella seconda, un allungamento eccessivo cambia la regolazione appena aumenta il vento. Per distinguere le cime di bordo bisogna partire dall’impiego, poi leggere insieme fibra, costruzione e dati del prodotto: il solo nome del materiale non basta.

La fibra indica una tendenza, non il comportamento completo

Il poliestere è un riferimento versatile per molte manovre di coperta: offre un allungamento relativamente contenuto e viene usato sia per cime interamente in poliestere sia come calza protettiva attorno ad anime di altre fibre. È una scelta da valutare per scotte e manovre quando non serve la massima rigidità, purché diametro e costruzione siano compatibili con bozzelli, strozzatori e carichi previsti.

Il nylon, chiamato anche poliammide, si allunga maggiormente sotto carico. Questa caratteristica è utile quando la cima deve contribuire ad assorbire gli strattoni, come nelle linee d’ormeggio e d’ancoraggio. Non la rende invece una scelta naturale per una drizza che deve mantenere stabile la tensione della vela. Bagnatura, costruzione e condizioni d’uso incidono sulle prestazioni effettive: non è prudente trasferire a qualsiasi cima in nylon i valori dichiarati per un altro prodotto.

Il polipropilene è leggero e galleggiante. La galleggiabilità può essere decisiva per una cima destinata a restare visibile in acqua, ma da sola non ne certifica l’idoneità come linea d’ormeggio principale o per una specifica manovra. Esistono anche miscele di polipropilene e poliestere progettate per applicazioni nautiche: attribuire a tutte le cime galleggianti le stesse caratteristiche sarebbe fuorviante.

Le fibre ad alto modulo come l’HMPE consentono cime resistenti e poco elastiche, utili dove è importante limitare l’allungamento sotto carico. Spesso l’anima in HMPE è rivestita da una calza in poliestere: la scheda va quindi letta distinguendo il materiale che sostiene il carico da quello che protegge la cima e ne determina il contatto con l’attrezzatura.

Elasticità: quando aiuta e quando altera la manovra

All’ormeggio una barca si muove per vento, onda e passaggio di altre imbarcazioni. Una linea capace di allungarsi può attenuare i picchi di tensione; una linea molto rigida, scelta soltanto perché ha un elevato carico di rottura, può trasmettere quei movimenti in modo diverso a bitte e punti d’attacco. Anche la lunghezza conta: un tratto corto ha meno spazio per deformarsi di uno lungo, pur essendo realizzato con la stessa cima.

Su una drizza il problema si presenta al contrario. Se sotto carico la cima si allunga sensibilmente, la vela può perdere parte della tensione impostata. Qui conviene confrontare i dati di allungamento a carichi dichiarati, non soltanto il carico di rottura. Una scotta richiede un compromesso ulteriore: oltre alla tenuta della regolazione, contano la presa nelle mani, lo scorrimento nei bozzelli e il comportamento nello strozzatore.

Attenzione ai numeri sulle schede: l’allungamento elastico misurato a una determinata percentuale del carico di rottura non equivale all’allungamento della fibra indicato in una tabella generale, né descrive da solo l’assestamento iniziale della costruzione. Due percentuali sono confrontabili solo se si riferiscono a condizioni di prova e livelli di carico analoghi.

Tre impieghi, tre domande prima di scegliere

  • Ormeggio e ancoraggio: la cima deve gestire sollecitazioni variabili? Valutare elasticità, lunghezza utilizzabile, resistenza allo sfregamento nei punti di contatto e caratteristiche dichiarate per quell’impiego. Il nylon è una possibilità frequente, non una specifica sufficiente da sola.
  • Drizze e regolazioni che devono restare stabili: quanto allungamento è accettabile sotto il carico di lavoro? Il poliestere può essere adeguato; un’anima ad alto modulo diventa interessante se la priorità è ridurre ulteriormente la deformazione, verificando però compatibilità con terminali e attrezzatura.
  • Scotte e cime maneggiate spesso: la linea deve anche fare presa e scorrere in modo prevedibile. Una cima teoricamente performante ma inadatta allo strozzatore o troppo scomoda da manovrare non è una buona scelta per quel circuito.

Queste distinzioni non autorizzano a usare una cima per ogni funzione. Una linea galleggiante scelta per essere facilmente individuata in acqua, per esempio, non diventa automaticamente adatta a una drizza; una drizza a basso allungamento non diventa automaticamente la migliore cima d’ormeggio.

La verifica decisiva è nella scheda e a bordo

Una volta definito l’impiego, cercare la scheda del modello preciso. Fibra dell’anima e della calza, tipo di treccia, diametro effettivo, carico minimo di rottura se dichiarato, dati di allungamento e istruzioni per impiombature o terminali sono informazioni più utili di un’etichetta generica come «cima nautica». Il carico di rottura di una cima nuova non è il carico da applicare normalmente: per dimensionamento e margini occorre seguire le indicazioni del produttore e considerare l’intero sistema, inclusi attacchi e ferramenta.

A bordo, controllare dove la cima lavora davvero. Una calza consumata nel punto in cui passa sullo strozzatore, fibre sfilacciate vicino a un passacavo, zone irrigidite o un diametro che non corrisponde alla gola del bozzello cambiano la decisione anche se la fibra scelta sulla carta è corretta. Nodi, impiombature e sfregamento possono incidere sulla resistenza utile; una scheda riferita alla cima non terminata non descrive necessariamente quella installata.

Per sostituire una cima esistente, annotare prima funzione, percorso, diametro e punti d’usura, poi confrontare prodotti destinati a quell’uso. Se si modifica la fibra o si passa a un’anima molto meno elastica, non si sta facendo una semplice sostituzione di colore o diametro: cambia il modo in cui il carico arriva al resto dell’attrezzatura.

Fonti

Foto: MCL Media library, MCL internal media library.

Chiara Mazzacani
Chiara Mazzacani

Chiara ha imparato l’arte della manutenzione e della sicurezza in barca grazie al padre, esperto velista, seguendolo fin da bambina. Specializzata in accessori e soluzioni per la vita di bordo confortevole, ama tradurre la terminologia tecnica in consigli semplici e applicabili per chi si avvicina ora alla nautica da diporto.