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Comunicazione a bordo: perché scegliere istruzioni brevi e chiare

Massimo Narduzzidi Massimo Narduzzi· 03/11/2026 08:34
Comunicazione a bordo: perché scegliere istruzioni brevi e chiare

A bordo conviene dare istruzioni brevi e chiare perché rumore, vento, distanza e attenzione divisa possono far perdere una parte del messaggio. Una richiesta efficace indica a una persona precisa che cosa fare, usando parole comprensibili e senza accumulare più compiti nella stessa frase. La brevità, però, non deve eliminare le informazioni necessarie: chi riceve l’istruzione deve poter capire anche quando agire e come confermare di aver capito.

Perché i messaggi lunghi si perdono più facilmente

In navigazione non tutti ascoltano nelle stesse condizioni. Una persona può essere sottovento, avere le mani occupate o concentrarsi su ciò che vede fuori dall’imbarcazione. Il motore e le conversazioni di altri passeggeri possono coprire alcune parole. Se un messaggio contiene premesse, spiegazioni e tre richieste consecutive, chi ascolta rischia di coglierne soltanto una parte.

Anche le parole ambigue creano difficoltà. Espressioni come «occupatene tu», «vai lì» o «fallo adesso» sembrano rapide, ma non chiariscono il destinatario, l’oggetto o il momento dell’azione. Nominare la persona, indicare un compito per volta e usare riferimenti riconoscibili riduce lo spazio per interpretazioni diverse. Non serve parlare in modo autoritario: un tono fermo e calmo aiuta più di una frase gridata in fretta.

Come formulare un’istruzione che si possa seguire

Prima di parlare, individua il compito essenziale e la persona a cui affidarlo. Richiama la sua attenzione per nome, poi formula una richiesta concreta. Per esempio, «Giulia, tieni libero il passaggio a poppa» è più chiaro di «Fate spazio», se è Giulia la persona vicina a quel punto. Se occorrono due azioni, comunicale in sequenza: passa alla seconda quando la prima è stata compresa o completata.

La scelta delle parole deve adattarsi all’equipaggio. Un termine nautico condiviso può essere preciso e rapido; lo stesso termine, rivolto a chi sale a bordo per la prima volta, può produrre esitazione. In quel caso è preferibile indicare l’oggetto o la zona con parole semplici, prima che ci sia bisogno di intervenire. Un breve orientamento iniziale — come chiamare le principali parti della barca, a chi rivolgersi e quali passaggi tenere liberi — rende più comprensibili le richieste successive.

Quando la situazione lo consente, aggiungi un riferimento temporale esplicito: «aspetta il mio segnale» e «fallo ora» non sono equivalenti. Evita invece indicazioni relative come «più in là» se chi ascolta potrebbe guardare da una posizione diversa. Se devi indicare un punto, accertati che il riferimento sia visibile e univoco per entrambi.

Verificare la comprensione senza creare altro rumore

Un «sì» pronunciato distrattamente non dimostra sempre che la richiesta sia stata capita. Per i compiti importanti, chiedi una conferma breve che riprenda l’azione: «Ricevuto, tengo libero il passaggio». Chi ha dato l’istruzione può così riconoscere subito un eventuale fraintendimento e correggerlo prima che diventi un problema. Se non arriva risposta, non presumere che il messaggio sia passato: cerca il contatto visivo, ripeti con parole più semplici o avvicinati, se puoi farlo in sicurezza.

Durante un’attività che richiede attenzione, conviene evitare conversazioni parallele e richieste lanciate da più persone contemporaneamente. Stabilire chi coordina le comunicazioni in quel momento aiuta a distinguere le istruzioni dai commenti. Gli altri possono segnalare un’informazione utile, ma sovrapporre ordini diversi rende più difficile capire a quale dare seguito.

Infine, la comunicazione funziona in entrambe le direzioni. Chi riceve un compito dovrebbe poter dire subito «non ho capito», «non vedo il punto indicato» oppure «non posso farlo da qui», senza sentirsi obbligato a improvvisare. Se un’azione riguarda attrezzature, struttura dell’imbarcazione o una situazione che presenta un rischio, un messaggio chiaro non sostituisce la competenza necessaria: è meglio fermarsi e coinvolgere una persona qualificata, anziché procedere sulla base di un’istruzione incompleta.

Massimo Narduzzi
Massimo Narduzzi

Massimo ha trascorso metà della propria vita tra barche a vela e motoscafi, lavorando come montatore di attrezzature nautiche e successivamente come consulente per chi vuole allestire la propria imbarcazione. Sempre attento ai dettagli tecnici, condivide consigli pratici su manutenzione, materiali e sicurezza di bordo rivolgendosi sia ai neofiti che agli appassionati.